[IT] Al cancello (At the Gate)
Always watching, rarely watched. Sandro Penna, poet of solitude and yearning. This one’s in Italian because, yeah, he was Italian.
La poesia che ha ispirato questo tentativo analitico è di Sandro Penna, senza titolo:
Esco da mio lavoro tutto pieno
di aride parole. Ma al cancello
hanno posto gli dèi per la mia gioia
un fanciullo che giuoca con la noia.
In questa poesia di Sandro Penna, il poeta italiano sembra chiedersi se la cosa a cui ha dedicato la sua vita sia fiacca paragonata alla “vera” vita fuori. Le parole sono solo simulacri dell’esperienza del mondo reale? Eppure la poesia stessa risponde a queste domande. Esausto dall’attività della scrittura o forse scoraggiato, Penna trova nell’incontro con il ragazzo al cancello una fonte di ispirazione per quest’opera. La connessione con il mondo fisico non ha sconfitto il linguaggio; lo ha rinnovato.
Come il suo contemporaneo Pasolini, Penne vede un vigore essenziale nel fanciullo, una forza vitale, anche se questo non fa niente di speciale. La sua giovinezza e la sua dinamicità gli danno un’energia essenziale che, forse, gli intellettuali hanno perduto ritirandosi dal contatto umano. Penna scrive che il ragazzo gioca con la noia. Allora, anche in questo stato, nell’inattività, il fanciullo ha un vigore che forse manca a Penna, il poeta che vive nella mente più che nel corpo.
È una domanda che mi riguarda direttamente. Preferisco la mia poltrona, pensando e scrivendo. Fare non mi interessa tanto, riflettere sì. È stato sempre così, a pensarci bene. Le mie esperienze stesse sono segnate da pensieri inquieti, umori che cambiano continuamente, l’incapacità di perdermi nel momento. Ad esempio, da studente universitario, adoravo andare ai concerti. Ma durante gli eventi, una parte della mia mente stava quasi sempre anticipando la fine nonostante la vera gioia che sentivo allo stesso tempo. A posteriori, pensando all’evento, l’ho apprezzato ancora di più. Una gioia diversa, forse più ricca.
Penna stava anche fuori dalla vita in un certo modo. Omosessuale in un’era in cui il suo orientamento sessuale non era pienamente accettato dalla società, era aperto rispetto alla sua sessualità. Questo e il suo temperamento piuttosto solitario e poco convenzionale — combinati probabilmente con la sua predilezione per gli adolescenti — lo hanno spinto ai margini. Era uno spazio che gli piaceva?

Non ha mai rifiutato la realtà delle sue spinte erotiche né ha giustificato la presenza dei fanciulli nella maggior parte delle sue opere. In un’intervista, ha detto che tutte le sue poesie includevano dei fanciulli perché senza loro, la vita sarebbe stata insopportabilmente noiosa. Oggetti del desiderio e simboli di vitalità e di bellezza pura, erano forse fuori dalla sua portata. Una distanza insuperabile esisteva tra lui e loro, che creava un forte senso di malinconia nelle poesie. Leggendo i suoi versi, sento un tono elegiaco, una rassegnazione al fatto che lui è spesso l’osservatore anziché il partecipante. È un ruolo che mi è molto familiare. Vedo certe qualità del poeta in me stesso – un distacco dal mondo nonostante il desiderio di sentirmi una parte di qualche comunità. Sento anche una leggera paura che la mia vita possa avere una traiettoria simile se non sono prudente e non riesco a edificare legami sociali più forti.
Allo stesso tempo, ammiro Penna. Il suo atteggiamento e la sua visione eccezionali hanno dato forma alla sua vita oltre ad aver imposto dei vincoli: viveva da solo in un piccolo appartamento in uno stato di grande precarietà. Si è dedicato all’arte, alla poesia, fino alla morte. In questo trovo una chiarezza e un coraggio notevoli. Ha pagato un prezzo che per molti sarebbe troppo costoso: una vita piuttosto solitaria, piena di brama, sempre osservando, raramente osservato. Ma ha trasformato tutto questo in arte.

